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L'importanza
dell'esercizio fisico per la nostra salute si intuisce anche solo
partendo dal dato opposto: l'inattività fa male. Indagini
scientifiche condotte su intere categorie sociali hanno dimostrato
come la vita sedentaria metta a rischio il sistema cardiovascolare
e non solo quello.
Capire meglio perché il nostro organismo tragga vantaggio
dal movimento è importante, anche per scegliere e organizzare
una pratica fisica che abbia le caratteristiche giuste per le
necessità di ognuno. Per questo cercheremo di esaminare
in dettaglio i rapporti tra attività fisica e prevenzione
di alcune malattie e vi forniremo esempi significativi di come
si costruisca un programma di allenamento "su misura"
per ognuno.
Più movimento, meno
rischi
Cominciamo con alcuni concetti generali. Il primo effetto dell'attività
fisica è l'incremento della richiesta di ossigeno da parte
dei muscoli. Il cuore risponde velocizzando la propria attività,
aumenta cioè la frequenza cardiaca. Questo fattore aiuta
a tenerlo in forma, ma può anche favorire la ripresa dopo
un infarto o un intervento chirurgico.
Ma l’esercizio fisico è importante anche per altri
motivi. Contribuisce a tenere sotto controllo l’ipertensione
e svolge anche un’azione positiva sul metabolismo, favorisce
l’assorbimento degli zuccheri, prevenendo quindi il diabete,
previene l’eccessivo accumulo di colesterolo nelle arterie
e favorisce lo smaltimento del grasso in eccesso. Tutti questi
dati sono stati verificati con studi scientifici. Ad esempio,
per citare un dato generale, è stato calcolato che una
persona in buona salute che faccia cinquanta chilometri di corsa
alla settimana ha un rischio di infarto ridotto del 50 per cento
rispetto a un soggetto sedentario. Ma già facendone trenta
il rischio scende del 38 per cento. Prima di vedere più
in dettaglio l'effetto, dell'esercizio fisico sui fattori di rischio
cardiovascolare vale la pena di citare almeno un altro effetto
particolare, che riguarda in particolare le donne e una patologia
di grande diffusione: l'osteoporosi.
L’osteoporosi è dovuta al fatto che la massa minerale
ossea, che cresce fino ai trent’anni e resta grosso modo
stabile fino ai quaranta, comincia a ridursi. A una certa età,
soprattutto nella donna, le ossa diventano più fragili
e aumenta il rischio di fratture. Sia il punto più alto
di massa minerale ossea che si riesce a raggiungere, sia poi la
sua caduta lenta o veloce, dipendono dall’attività
fisica svolta nel corso della vita. Infatti i minerali si depositano
su una matrice proteica, il cui sviluppo dipende dalla forza di
gravità (gli astronauti soffrono molto della perdita di
massa minerale ossea), ma anche dalle trazioni muscolari, che
sono stimolate durante la pratica sportiva. L’osteoporosi
può quindi essere prevenuta e limitata con un’attività
fisica svolta in modo costante durante la vita.
Esistono evidenze del benefico effetto dell’attività
fisica regolare anche sul rischio di alcuni tumori, come le neoplasie
del colon e del retto, della mammella, dell’utero e della
prostata. L’attività fisica migliora il funzionamento
del colon e favorisce una peristalsi (ossia un processo digestivo)
più vivace, riducendo quindi il tempo di contatto di sostanze
potenzialmente cancerogene con la mucosa intestinale. Fare sport
inoltre aiuta a eliminare certe quote di ormoni che favoriscono
l’insorgenza dei tumori: gli estrogeni nella donna (per
il tumore dell’utero e della mammella), androgeni nell’uomo
(tumore della prostata).
Perché
si dimagrisce
C’è un aspetto spesso considerato importante nella
pratica sportiva: la possibilità di dimagrire o almeno
di mantenere la linea. Per capire come l'attività fisica
può intervenire sul controllo del peso, innanzitutto togliamo
di mezzo un equivoco: non è sudare molto che fa dimagrire.
L’acqua e i sali minerali che si perdono sudando devono
essere reintegrati. Dimagrire invece significa perdere grasso.
In realtà, quindi, ci sono nello sport molti altri fattori
che aiutano a dimagrire. Innanzitutto il metabolismo rimane elevato
per varie ore anche dopo il tempo dedicato all'attività
fisica, quindi si bruciano i grassi mentre si corre, ma si consuma
di più anche nelle ore successive.
Inoltre esiste un meccanismo generale che va considerato. Chi
si mette a dieta di solito ha lo svantaggio che il suo metabolismo
basale (le energie che si spendono a riposo) si riduce. Se si
calcola di mangiare meno di 1.500 calorie per dimagrire, all’inizio
funziona, poi il metabolismo basale si adatta e anche quelle 1.500
calorie diventano troppe. Se contemporaneamente, però ,ci
si mette a fare attività fisica di tipo aerobico, questo
fenomeno dell’abbassamento del metabolismo basale non si
verifica. Anzi rimane sempre un pochino più alto: quello
che si spende a riposo rimane un po’ più della norma,
e anche questo aiuta a dimagrire.
C’è un metodo per calcolare quanto grasso si può
bruciare ad esempio con una corsa: si moltiplica il numero dei
chilometri percorsi per il peso di un soggetto in chilogrammi
e si divide per 20.
Quindi, se un soggetto pesa settanta chili e fa dieci chilometri
di corsa:
70 per 10 diviso 20 = 35. Dunque sono 35 i grammi di grasso consumati.
Per correre 10 km ci vuole circa un’ora, quindi è
molto impegnativo: se si consumano solo 35 grammi di grasso, sembrerebbe
sproporzionato lo sforzo in rapporto a quello che si perde. Ma
bisogna considerare che, oltre a bruciare grasso la corsa alza
il metabolismo basale facendo consumare di più anche al
corpo a riposo.
Ipertensione
sotto controllo
Chi soffre di ipertensione ha più difficoltà nell'attivita
fisica perché la pressione alta provoca una maggiore spesa
energetica al muscolo cardiaco. Infatti, l'indurimento dei vasi,
tipico del soggetto iperteso, comporta una fatica maggiore da
parte del cuore e durante l'esercizio fisico questa fatica cresce
ancora di piu. Quindi va ridotto lo sforzo.
Attenzione anche allo sforzo improvviso ed eccessivo La brusca
immissione in circolo di sostanze (come l'adrenalina e la noradrenalina,
che peraltro favoriscono la prestazione sportiva) con azione fortemente
ipertensiogena produce una crisi ipertensiva, che provoca un rapido
aumento dei valori della pressione arteriosa (avvertita dal soggetto
con sintomi quali cefalea pulsante, vertigine, talora nausea e
senso di oppressione respiratoria) e determina un super lavoro
acuto per il cuore per i vasi.
L’attività fisica utile per il controllo dell'ipertensione
deve essere quindi di tipo aerobico (ossia con aumento della richiesta
di ossigeno all’esterno). Le attività aerobiche sono
esercizi come la camminata veloce, la corsa senza troppo sforzo,
il ciclismo o il nuoto non agonistici. Durante queste attività
i muscoli e il cuore vengono sollecitati, ma il consumo di ossigeno
non supera mai la capacità di respirazione. Il cuore impara
quindi a reagire ai cambiamenti di ritmo e a rispondere a sollecitazioni
di un aumento di attività in armonia con i cambiamenti
nella velocità del flusso del sangue e di respirazione.
Gli
effetti sul tasso di colesterolo
Le dislipidemie (ossia l’eccesso di colesterolo e trigliceridi
nel sangue) sono uno dei maggiori fattori di rischio per l'infarto
e altre malattie cardiovascolari. Per questo sono stati fatti
numerosi studi scientifici su tutto ciò che può
avere influenza sulla circolazione di grassi nel sangue.
Tra l'altro è stato scoperto che l'attività fisica
può avere un'influenza importante, non solo perché
riduce il colesterolo totale, ma anche perché abbassa la
quota del cosiddetto colesterolo cattivo (LDL); inoltre riduce
nettamente i trigliceridi e invece fa aumentare il cosiddetto
colesterolo buono (HDL), che viene chiamato lo spazzino delle
arterie perché contribuisce a mantenerle pulite ed elastiche
e quindi meno soggette al processo di aterosclerosi.
Aiuta
anche a smettere di fumare
Anche smettere di fumare diventa più facile se contemporaneamente
si inizia una pratica sportiva aerobica. E la spiegazione non
è solo psicologica. Non si tratta infatti solo della volontà
di vivere in modo più sano, di cambiare abitudini, propria
di chi si accosta allo sport: vi sono anche motivi strettamente
fisiologici. La corsa e l’attività fisica prolungata
riescono ad aumentare la produzione di oppioidi endogeni: in particolare
le endorfine. Queste sostanze hanno due effetti: il primo è
un’azione analgesica (cioè contro il dolore), il
secondo provoca una serie di sensazioni piacevoli. Esiste, ed
è stata descritta, una specie di “euforia da corsa”,
che probabilmente è legata alla produzione delle endorfine.
Questo effetto può essere molto importante per chi è
impegnato nella lotta contro l'abitudine al fumo. Infatti, una
produzione endogena delle endorfine può sostituire gli
effetti di una tossicodipendenza negativa (anche il fumo di sigaretta
stimola la produzione di endorfine). Chi cerca di smettere di
fumare, oltre ad avere la carenza di nicotina, ha anche quella
di endorfine, che induce a riprendere il fumo per sentirsi meglio.
Sentirsi
meglio
Queste considerazioni sulle endorfine ci portano a considerare
un altro aspetto importante dell'esercizio fisico, ossia quello
che con termine tecnico si chiama: miglioramento del tono dell'umore.
Gli aspetti psicologici sono considerati sempre di più
come un fattore determinante sia per evitare una malattia di cuore,
sia per riprendersi in fretta e bene dopo averla avuta. Modificare
abitudini di vita troppo sedentarie può avere un effetto
sorprendente, solo perché aiuta a scaricare lo stress,
ma anche e soprattutto perché consente di avere un approccio
più attivo e positivo nei confronti dei problemi di tutti
i giorni. In pratica, fare sport o comunque attività fisica
rafforza l'autostima, quella visione positiva di se stessi e della
propria vita, considerato da molti un fattore decisivo per la
buona salute e la longevità.
Nella
riabilitazione cardiologica
L’attività fisica è estremamente importante
per il recupero della buona funzionalità del cuore dopo
un evento grave come l'infarto, l'applicazione di un bypass o
comunque un intervento cardiochirurgico. Esercizi fisici fanno
parte quindi dei programmi di riabilitazione cardiologica, che
è una delle grandi novità della cardiologia degli
ultimi decenni. È proprio grazie alla riabilitrazione,
infatti, che oggi si può tornare a condurre una vita normale
dopo aver superato eventi anche gravi per il cuore.
In questi casi, però l'attività va svolta con un
rigoroso e costante controllo medico. Il programma fisico viene
stabilito sulla base di una serie di esami sotto sforzo, come
l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma.
Il paziente viene sottoposto a un test da sforzo per valutare
la soglia fino a cui si può spingere di esercizio fisico:
vengono misurati la frequenza cardiaca e i valori di pressione
mentre cammina. Sulla base di queste valutazioni, verrà
improntato un programma di attività fisica che copre tutta
la degenza, con un buon impegno fisico, per migliorare la capacità
cardiaca e muscolare dell’organismo. I progressi ottenuti
alla fine di questo periodo possono essere valutati confrontando
il test fatto all'inizio del programma con quello fatto alla fine.
La riabilitazione viene insegnata dai terapisti attraverso l’uso
di attrezzature come il tappeto rotante e la cyclette, che vengono
abbinate a cardiofrequenzimetri secondo una scala di intensità
di sforzo personalizzata, prescritta dal cardiologo. Durante le
sedute di fisioterapia il paziente viene controllato mediante
telemetria, un elettrocardiogramma monitorato tramite una centralina
a distanza.
L’attività fisica educata si può svolgere
anche su un percorso-vita costituito da attrezzi e tabelloni illustrativi
opportunamente disposti in un parco o in un ambiente esterno ricco
di vegetazione.
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