07.03.2006
____________________________________________________________________________________________

Cardiologia al femminile

Donne a rischio cardiovascolare e fuori dai trial con poche importanti eccezioni
Modena: «Il gap deve essere colmato»

«In Italia ­ ricorda Maria Grazia Modena, presidente della Società italiana di cardiologia e ordinario di Cardiologia presso l’università di Modena e Reggio Emilia ­ le malattie cardiovascolari uccidono 120 mila donne ogni anno, eppure la gente comune e tanti colleghi medici continuano a sottovalutare il problema».

Al contrario il problema esiste, soprattutto in epoca post-menopausale e va affrontato con strumenti diagnostici e terapeutici declinati al femminile.

Differenze da considerare «Le donne ­ sottolinea Maria Penco, ordinario di Cardiologia all’università de L’Aquila ­ sono così poco abituate a considerarsi a rischio di malattie cardiovascolari che ricorrono poco allo specialista e in pronto soccorso mediamente arrivano trenta minuti più tardi degli uomini. Inoltre, hanno un modo molto particolare di raccontare i propri sintomi che, per la verità, non di rado sono francamente atipici.
La sintomatologia dell’attacco cardiaco può essere infatti più sfumata e spesso si accompagna a disturbi di tipo neurovegetativo, quali nausea e palpitazioni; il dolore, che può essere intermittente e di minore intensità, tende ad essere più irradiato, magari al dorso, che tipicamente precordiale ».

Non va dimenticato inoltre che anche i fattori di rischio per queste patologie hanno subito un’impennata tra le donne nell’arco degli ultimi decenni. «Nelle donne del sud ­ prosegue Modena ­ prevalgono dislipidemia e obesità; le donne del nord sono quelle più colpite dall’ipertensione e quelle del centro sono le peggiori fumatrici d’Italia». Il risultato è che, come ribadito da un dato di recente divulgato dall’European society of cardiology ogni anno il 55 per cento dei decessi nella popolazione femminile riconosce una causa cardiovascolare.

Dimenticate dalla ricerca
Finora anche la ricerca ha tenuto la donna fuori dalle sperimentazioni cliniche. Quasi tutti i farmaci che si utilizzano per questo tipo di patologie e i loro dosaggi, derivano da grandi trial clinici condotti prevalentemente sugli uomini. Tra le poche eccezioni in questo panorama così spiccatamente “maschilista” sono la simvastatina e il losartan, due molecole ampiamente utilizzate in terapia cardiovascolare, che qualcuno non esita a definire “rosa” vista la sorprendente quota del 25 per cento di pazienti di sesso femminile arruolata nei trial: nello studio Hps (Heart protection study) è stata raggiunta negli uomini una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori di circa un quarto ma i ricercatori hanno dimostrato un beneficio significativo e confrontabile anche nelle donne che hanno ridotto i propri valori di colesterolo. I risultati dimostrano infatti che le donne trattate con simvastatina 40 mg hanno ridotto il proprio rischio di malattia vascolare di almeno un terzo.

Terapie in base al genere
Tali risultati hanno confermato pienamente quanto già evidenziato da una sottoanalisi dello studio 4S sulle donne, in cui si era già dimostrato, seppure su un campione più ridotto (n= 827), che una terapia a base di simvastatina 20-40 mg per cinque anni è in grado di ridurre gli eventi coronarici maggiori del 34 per cento e l’infarto miocardico del 36 per cento in donne con pregressa malattia coronarica.

L’epoca dei farmaci “uni-sex” sembra proprio arrivata al capolinea. Le donne hanno bisogno di terapie, o quantomeno di dosaggi, dedicati.
Anche gli effetti collaterali sono molto più comuni nelle donne che negli uomini.
Alcuni esempi? Tosse da Ace-inibitori ed edemi declivi da calcio-antagonisti colpiscono molto più spesso le donne che gli uomini. È tempo allora di correre ai ripari.

____________________________________________________________________________________________