| Staminali
per cuori ischemici rigenerazione in chiave italiana |
Curare
l'ischemia cardiaca con cellule staminali capaci di rivascolarizzare
le aree cardiache sofferenti è stato ed è l'obiettivo
di molte ricerche in tutto il mondo, sin dall'inizio degli anni
Novanta. Solo ora, però, si cominciano a vedere i primi
risultati clinici delle sperimentazioni.
Tra gli
studi più importanti in questo settore c'è quello
condotto dal Centro cardiologico Monzino di Milano in collaborazione
con l'Istituto europeo di oncologia di Milano e con l'Istituto
Dermopatico dell'Immacolata
(Idi) di Roma, e recentemente pubblicato su The Annals of Thoracic
Surgery (2004; 78: 1808-13).
I
primi quattro pazienti
La ricerca ha coinvolto quattro pazienti di sesso maschile affetti
da ischemia, a cui sono state iniettate direttamente nel cuore
cellule staminali ematopoietiche autologhe precedentemente mobilizzate
dal midollo
osseo. Tre dei quattro pazienti sono stati contemporaneamente
sottoposti ad un intervento di bypass in circolazione extracorporea,
mentre ad un paziente sono state esclusivamente iniettate le cellule
staminali, in quanto non era possibile ricorrere ad altri trattamenti.
«Questo paziente - spiega Maurizio Capogrossi, direttore
del Laboratorio di patologia vascolare dell'Idi - era già
stato sottoposto ad un intervento di bypass sei anni prima del
nostro studio, ma presentava una sintomatologia caratteristica
da angina non trattabile».
Le cellule
staminali ematopoietiche del midollo osseo (chiamate CD133) sono
state mobilitate ricorrendo ad un fattore di crescita ematopoietico,
che è stato iniettato ai pazienti per via sottocutanea.
«Dopo quattro giorni -
dice Paolo Biglioli, direttore scientifico del Monzino e direttore
della cattedra di Cardiochirurgia dell'università di Milano
- i pazienti sono stati sottoposti a plasma-aferesi, e le cellule
CD133 sono state isolate e purificate, seguendo il protocollo
normalmente utilizzato in oncologia per riparare gli effetti collaterali
della chemioterapia ad alte dosi nei tumori del sangue».
Il giorno
successivo i pazienti sono stati sottoposti all'intervento chirurgico,
durante il quale le cellule staminali sono state iniettate direttamente
nel muscolo cardiaco. Nei tre pazienti a cui è stato applicato
anche un bypass è stata praticata la sternotomia, mentre
nel paziente affetto da angina si è utilizzato un approccio
minilaparotomico.
Già
a due mesi di distanza dall'intervento si sono visti i primi risultati
positivi dal punto di vista clinico, poi confermati dalla scintigrafia
cardiaca, che ha evidenziato un aumento dell'irrorazione sanguigna
nell'area trattata. I benefici continuano dopo due anni di follow-up.
Una
preziosa opzione
«Naturalmente sono necessari ulteriori approfondimenti e
sperimentazioni - dice Giulio Pompilio, responsabile del programma
terapia genica e cellulare del Monzino e ora responsabile dell'unità
operativa di biotecnologia in cardiochirurgia al Policlinico di
Monza - ma la possibilità di ottenere una angiogenesi ricorrendo
alle cellule staminali potrebbe aiutare a curare anche i pazienti
affetti da ischemia "senza opzione", cioè senza
possibilità di trattamento». Le cellule staminali
sono già state impiegate in modelli animali di infarto
acuto e di ischemia del miocardio. Se gli studi clinici confermeranno
i risultati ottenuti negli animali relativi alla capacità
delle cellule staminali ematopoietiche di rigenerare il tessuto
muscolare cardiaco e non solo i vasi sanguigni, le prospettive
subiranno indubbiamente un allargamento. La possibilità
di ottenere nuove cellule contrattili potrebbe infatti essere
sfruttata nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca.
I risultati
di queste sperimentazioni e le relative importantissime ricadute
cliniche dovrebbero essere disponibili nel giro di 4-5 anni, anche
se non è semplice oggi fare previsioni precise.
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